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Joe Wurzelbacker
17 ottobre 2008   
Adesso che ha un nome e un cognome - Joe Wurzelbacker, di Toledo Ohio, da stanotte noto come Joe the Plummer, Gino l’idraulico – la sterminata America di mezzo, quella della brava gente che lavora, è leggermente più tranquilla, perfino un po’ più di buonumore, in questi tempi d’incertezza. L’invocazione reiterata, che nel corso dell’ultimo dibattito presidenziale prima McCain e poi Obama hanno rivolto all’uomo qualunque - che adesso ha una faccia e un’attitudine, e il tutto stereotipato ma descrittivo al punto da farne un successo istantaneo – dimostrano che i politici che si battono per il comando sanno perfettamente di chi si devono occupare, per evitare che il paese vada a rotoli.

Joe è diventata la star inattesa della politica Usa nel momento cruciale che coincide con la vigilia del voto per la Casa Bianca e con la scelta tra Trust e Change, tra il mandato di fiducia all’americano-vero John McCain e alla sua deriva liberista, e il rischio-Obama, con le progettualità del candidato democratico che pongono la sinergia Stato-cittadino al centro del ricambio di sistema. Joe di Toledo faceva già capolino da qualche giorno sui blog conservatori, emblema del grande dubbio a cui McCain fa spesso riferimento nei suoi ammiccamenti alla classe media, a quei milioni di “my friends” a cui parla sottovoce e in un codice da bancone del diner. Joe era l’omaccione calvo e robusto, sudato e sfrontato che il un filmato-tv si confrontava senza timori con Obama nel corso di un’apparizione pubblica del senatore, chiedendo chiarimenti sul suo piano fiscale in caso di sbarco alla Casa Bianca. Ebbene, nella sera dell’ultimo dibattito, McCain e Obama si sono litigati le attenzioni di Joe e della sua minuscola, gracile ditta di idraulica: chi è il suo vero amico? Chi lo proteggerà meglio? Chi fa in modo che il suo sogno diventi americanamente realtà? Il vero Joe, nel frattempo, era già stato individuato dai grandi media: Neil Cavuto di FoxNews l’ha invitato al suo show, e lì lui ha confessato che la conversazione con Obama non era stata per niente convincente, che il candidato democratico aveva provato a spiegargli che se il suo sogno diventava realtà, anche quello dei suoi dipendenti doveva avere lo stesso diritto, gli aveva parlato di ridistribuzione del benssere e questo alle sue orecchie era suonato come una specie di socialismo - e che diavolo ha a che fare il socialismo con gli Stati Uniti d’America? Alla fine ha confessato che neppure McCain gli sembrava granchè rassicurante e che se c’era qualcosa in cui non smetteva di credere, la sua autentica religione, era proprio l’American Dream, nonché il suo unico comandamento: “Datti da fare e avrai tutto ciò che vuoi”.

La Small Business Administration fa sapere che i Joe Wurzelbacker d’America sono sei milioni, piccoli imprenditori con bilancio annuale sotto i centomila dollari che utilizzano un numero ridottissimo di dipendenti e collaboratori, per aggiustare i tubi della cucina o per rifarti l’impianto elettrico. Una classe lavoratrice postindustriale che attinge a piene mani all’immigrazione clandestina e che alla fine abbraccia una ventina di milioni di nuclei familiari e svariate decine di milioni di potenziali elettori, iscrivibili alle liste di prima necessità sociale, se si guarda alla labilità della loro posizione e alle difficoltà che incontrano nell’accesso al credito e alle opportunità. Gente più vicina all’incubo che al sogno, gente che non aveva bisogno di sentirsi dire dai media che il tempo dello shopping spree è archiviato, gente che la crisi dei subprime non se la deve far spiegare perché ha già provveduto il funzionario di banca, gente che né Oprah, né Rush Limbaugh riesce a incanalare in un flusso d’opinione perché ormai ha cinicamente imparato a contivare il disprezzo della politica. Di gran lunga la migliore intenzione di Sarah Palin durante la sua fulminante parabola è stata l’invocazione di Joe SixPack, il connazionale pieno di preoccupazioni, indifferente alla grande informazione (ma sensibile alle cronache della contea), che oggi si sente stanco e spaventato per la sua famiglia. Ma sempre pronto a ripartire, perché l’energia non gli manca, sono le motivazioni a scarseggiare. Ieri, dando una faccia e perfino un’evidente traspirazione a Joe Wurzelbacker, McCain e Obama hanno convocato tutti i Joe d’America. Va restaurato il rapporto tra loro e Washington. Nessun rinvio consentito. Nel frattempo Joe stappa la birra, toglie il volume alla tv, guarda dalla finestra e decide a chi affidare il suo inestinguibile amore per quel posto, non fosse che da un po’ di tempo tutto va così storto. 

Stefano Pistolini
Il Foglio

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